I Campi Flegrei

I Campi Flegrei - Terra Flegrea

I Campi Flegrei ovvero Campi Ardenti (dal latino phlegrāea e dal greco phlégra = che  arde) è l'area che rappresenta la caldera dell'omonimo vulcano nato circa  15000 anni fa durante l'eruzione del Tufo giallo napoletano (dal nome del  deposito di ceneri che si depositò sulle zone attigue) e il cui cratere è  rappresentato dall'attuale golfo di Pozzuoli. Tale evento però, si verificò  all'interno di un altro cratere molto più grande i cui resti costituiscono  l'attuale golfo di Napoli, ossia l'eruzione dell'Ignimbrite campana avvenuta circa 39000 anni fa. Si tratta di un territorio in continua evoluzione. L'ultima eruzione fu quella del 1538 che generò il cosiddetto Montenuovo che si trova a ridosso del lago Averno, anch'esso di origine vulcanica.

Il paesaggio offerto da questa terra è veramente da mozzafiato! Non a caso è stato celebrato sin dall'epoca romana: "Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis", nulla al mondo splende più dell'ameno golfo di Baia (Orazio 65 A.C. - 8 D.C.). A livello internazionale, questa terra è stata meta ambita dal "Grand-Tour" europeo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.

Fanno parte dei Campi Flegrei anche le isole di Ischia e Procida.

Real Casina Vanvitelliana

Real Casina Vanvitelliana - Terra Flegrea

Agli inizi della seconda metà del XVIII sec., con Ferdinando IV di Borbone, inizia un primo sfruttamento dello specchio lacustre con la coltivazione delle cozze prima e delle ostriche poi. Per volere suo e della sua seconda moglie Lucia Migliaccio, duchessa di Florida, alla morte degli architetti Luigi Vanvitelli nel 1773 e Ferdinando Fuga nel 1780, fu dato mandato, nel 1782, all’architetto Carlo Vanvitelli di costruire su di una preesistente isoletta, una casina per la caccia e la pesca.

All’età di 42 anni, Carlo Vanvitelli fu chiamato a realizzare le sue due maggiori opere per la Casa Reale, ossia l’intervento al Fusaro e il Giardino Inglese di Caserta, iniziato appunto nel 1782 per il quale si avvalse dell’inglese G. A. Graefer, noto giardiniere ed esperto in botanica. Carlo Vanvitelli avviò i lavori consolidando, con una foderatura di grosse pietre, il preesistente isolotto che ospitava un antico rudere adibito a ripostiglio di attrezzature per la pesca.

L’affascinante padiglione poligonale, che d’incanto sorse dalle acque del lago Fusaro, fu strutturato su due livelli con corpi sporgenti e terrazzati su entrambi i piani. Appena compiuto il Casino Reale, il grande pittore P. Hackert, amico del Vanvitelli, volle esaltare l’immagine nel quadro, e il pretesto fu fornito dalla rappresentazione della caccia reale (Ferdinando IV a caccia di folaghe nel lago Fusaro).

Nel mese di gennaio del 1784 fu ospite della Real Casina e di Ferdinando IV, Giuseppe II. Nel tragico dicembre del 1799, la Real Casina fu “toccata” dai moti rivoluzionari che portarono alla nascita della sfortunata Repubblica Partenopea. A quel periodo, infatti, risale la scomparsa di importanti opere d’arte: 4 grandi dipinti raffiguranti le quattro stagioni di P. Hackert e tele in seta provenienti dal possedimento borbonico di San Leucio, costituenti parte del prezioso arredo interno.

Il 5 maggio del 1819, l’elegante struttura ospitò l’imperatore d’Austria Francesco II, la moglie ed il principe di Metternich. Nella II metà del XIX secolo, l’intera area, lago compreso, passò sotto la giurisdizione del regno.

La Real Casina nel corso del tempo ebbe ospiti illustri come: Mozart, Gioacchino Rossini, lo Zar di Russia, Vittorio Emanuele III e nei primi anni ’50 il presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Il complesso poligonale del Fusaro, pur appartenendo all’estrema fase del barocco, può essere considerato il “canto del cigno” della produzione rococò

Antro della Sibilla Cumana

Antro della Sibilla Cumana - Terra Flegrea

Scavata interamente nel tufo e ad andamento rettilineo, la grotta termina in un vasto ambiente rettangolare con un ampio nicchione incavato in ciascuna delle sue tre pareti e scavato, sembra, in epoca tardo-imperiale.

Nove bracci si aprono sulla parete occidentale; tre di essi sono ciechi, gli altri consentivano l'accesso alla terrazza che dominava il porto oggi interrato.
Sul lato orientale, a metà percorso della galleria, vi è un altro braccio articolato in tre vani rettangolari disposti a croce ed utilizzati in epoca romana come cisterne. Tali cisterne e, in generale, l'intero antro, ospitarono successivamente diverse sepolture cristiane ad inumazione.

All'epoca della scoperta, nel 1932, il monumento venne riconosciuto come l'antro oracolare della Sibilla Cumana; studi recenti rimettono però in discussione questa interpretazione e propongono di ravvisare nell'antro un'opera dell'antica ingegneria militare, un camminamento protetto scavato ai piedi delle mura che si inerpicavano verso l'acropoli e destinato a proteggere il sottostante approdo: sulla terrazza esterna erano appunto posizionate le catapulte e le altre macchine belliche utilizzate per la difesa del porto.